Dai ricordi di Franco Foglino ecco uno scorcio della vita politico - amministrativa di Alba. Riusciamo a capire dove ci troviamo conoscendo la nostra storia.
L'Alba che esce dalla seconda guerra mondiale è un paesone agricolo con non più di 16.500 abitanti e grazie al ruolo sostenuto nella guerra di Liberazione è la capitale delle Langhe perché ad essa fanno riferimento tutti i paesi del circondario anche quelli della sinistra Tanaro.
Chi entrava ad Alba negli anni del dopoguerra era accolto da una serie di osterie e locande con annesso stallaggio per parcheggiare i carri e far riposare gli animali mentre i contadini svolgevano il mercato e quanto ad esso annesso. Nella prima periferia della città c'erano le cantine caratterizzate dagli ampi cortili con i portici dove durante la vendemmia arrivavano le bigonce cariche di uve. E' un peccato che nessuna di queste si sia salvata nella configurazione originale, sarebbe stata un ottimo “Museo del vino”. L'ultima a scomparire è stata la cantina Bonardi in corso Piave ma bellissima nel mio ricordo è la cantina Calissano abbattuta negli anni 60'.
Subito nel 46' iniziarono l'attività industriale FERRERO e MIROGLIO ed il loro sviluppo sarà fondamentale per la città creando occupazione ed un indotto importantissimo.
L'industrializzazione cambia il volto della città ed anche della campagna perché velocemente la borghesia si concentra sullo sviluppo manifatturiero e cede i terreni ai mezzadri che, in una realtà agricola che si spopola, divenuti proprietari operano da imprenditori utilizzando tutte le migliorie tecniche per faticar di meno incrementando la resa..
Da subito, seguendo la vocazione contadina fedele agli indirizzi della Chiesa Alba si affida alla Democrazia Cristiana che finché resta in vita consegue una maggioranze schiaccianti.
Si susseguirono i Sindaci:
* Bubbio Teodoro
* Giovannoni Anacleto
* Cagnasso Osvaldo
* Paganelli Ettore
* Sobrero Francesco
* Toppino Giangiacomo
* Zanoletti Tomaso
* Demaria Enzo
* Rossetto Giuseppe
nel rispetto delle politiche nazionali l'Amministrazione albese è guidata dal centro-destra fino all'inizio degli anni sessanta, poi dal centro-sinistra (con la rigorosa esclusione del PCI. La sinistra governativa si fermava ai socialisti) e poi dal 1994 in avanti dalle stranezze di questa seconda Repubblica.
Grazie ad alcune personalità intellettuali cattoliche e laiche Alba è al centro di un vivace dibattito culturale. L'esser stata patria di Fenoglio e Gallizio per citare solo i due più importanti contribuisce a darle fama oltre i confini locali e nazionali.
Vive un momento particolare agli inizi degli anni 70' quando il rinnovamento ecclesiale nato dal Concilio è bloccato dall'intervento del Vescovo mons. Bongianino che costringe una quindicina di studenti in teologia a lasciare gli studi e induce una decina di sacerdoti a realizzare la propria vocazione fuori dalla diocesi
L'impoverimento culturale di questo avvenimento per la città non è mai stato valutato ma, a mio parere, è molto grande sia per le partenze e sia per lo spirito con cui chi è rimasto ha poi operato.
E' venuto a mancare l'apporto della ricerca evangelica collegato alle realtà di coloro che stavano vivendo un momento di cambiamento radicale.
Nel campo dell'edilizia l'arricchimento veloce che sicuramente è stato molto gradito ha avuto parecchi risvolti negativi.
Già alla fine degli anni 50' e soprattutto negli anni 60' si è proceduto ad abbattimenti e ricostruzioni nel centro storico che oggi possiamo tranquillamente definire “obbrobri”: i palazzi all'entrata di Porta Tanaro che con 6 piani hanno sostituito le locande con stallaggio impedendo così la vista della città per chi la vede dalla parte del Tanaro, i palazzoni in piazza s. Giovanni e piazza del Mercato, la casa di via Mandelli, palazzo Lorenzoni e palazzo Miroglio in via Maestra, tutta via Cuneo che in nessuna delle sue parti ricorda la strada dove i contadini si fermavano a ristorarsi, a giocare, a vivere la città, il palazzo di piazza mons. Grassi che sembra un baluardo per sconsigliare l'entrata in città a chi scende da Altavilla. Cito solo i principali.
A partire dagli anni 70' vi è stato maggior rispetto ma durante i 10 anni della sindacatura Rossetto analoghe brutture sono state ripetute nella periferia dove pareva impossibile peggiorare un'architettura già di per sé mediocre, eppure ce l'hanno fatta.
In precedenza c'era, tuttavia, già stato il caso della Terrazze sopra via Rorine che viste dal ponte nuovo sul Tanaro sembrano veri e propri loculi. Con il Sindaco Rossetto la nascita dei cosiddetti Tetti Blu, dei palazzi che sostituiscono il mulino Valente in corso Piave e lo stabilimento Calissano in corso Langhe, nonché il centro commerciale del Mussotto e l'autorizzato palazzone sempre al Mussotto dietro la stazione doteranno la città di veri e propri mostri di cemento.
Tutto questo mentre la viabilità cittadina è rigorosamente ferma nonostante l'incremento delle automobili e del traffico commerciale..