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Ogni settimana Maurizio commenta i fatti e i progetti della città. Leggi e partecipa con un tuo commento.

http://mauriziomarello.wordpress.com/


 

 


 


 

 

 

I risultati delle elezioni, dal sito del Comune

 

Il "Diario" del gruppo. Commenti e riflessioni sulla vita albese e quant'altro

 


 Giorno per Giorno Riduci
I "Cattocomunisti" - mercoledì 2 dicembre 2009
Prendo spunto dalla lettera del sig. Manno non tanto per ribattere la velenosità dei giudizi sulla supremazia morale della sinistra che lascio al giudizio dei lettori quanto per argomentare sul termine “cattocomunista” più volte utilizzato con tono dispregiativo come d'altra parte era accaduto, scimmiottando i proclami dei vertici del centro-destra, nel corso della recente campagna elettorale.
 
 
Io, per sentimento e per iscrizione anagrafica, sono cattolico. Cerco, pur con tanti limiti, di essere praticante non solo nelle dichiarazioni ma nella vita quotidiana. Non ho mai aderito al Partito Comunista, neppure come esterno, perché non ne condividevo alcuni principi base quali l'opzione rivoluzionaria e la lotta di classe. Per quel poco che ho approfondito ho invece apprezzato l'analisi marxista del capostipite e di molti dei suoi seguaci e riconosciuto la coerenza ed il rigore di tanti “compagni” incontrati, in particolare tra i militanti albesi.
 
 
Partendo da questi presupposti penso di aver le caratteristiche per definirmi “cattocomunista”, cioè un cattolico che nel momento in cui il comunista era considerato il diavolo non ha avuto paura di incontrarlo, di confrontarsi e di cercare con lui le soluzioni per offrire ad ogni persona condizioni di vita migliori.
 
 
E' stato un cammino importante quello che ha visto la cultura cattolica e quella comunista contagiarsi reciprocamente e penso che la storia mi darà ragione quando sostengo che entrambe ne sono state toccate positivamente.. Gli avvenimenti degli anni 60 e 70 testimoniano come il comunismo sia divenuto fermo sostenitore della democrazia parlamentare e difensore della Costituzione Repubblicana.
 
 
Le prese di posizione dei comunisti negli anni tragici del terrorismo attestano la volontà di operare per una democrazia aperta e condivisa, senza scorciatoie violente e rivoluzionarie.
 
Mi piace pensare che il cammino del comunismo verso un modello di democrazia di tipo occidentale sia stato facilitato dal contagio con quel mondo cattolico che per primo lo ha riconosciuto come forza politica dai contenuti forti.
 
 
Sono convinto, d'altra parte, che il più autorevole dei cattocomunisti sia stato Giovanni Paolo II, il Papa che non ha avuto paura di incontrare una cultura atea, rispettandola e denunciandone i limiti che peraltro erano ben presenti in chi governava il comunismo reale al punto, ricorrono i venti anni, di porre fine al regime in modo, tutto sommato, pacifico.
 
Chi l'avrebbe detto?
 
 
Se tutto ciò è avvenuto lo si deve al fatto che negli anni precedenti tante culture e tra queste quella dei cattocomunisti si erano confrontate con il comunismo evidenziandone i limiti e facilitandone l'implosione.
 
 
Per sottolineare in modo più marcato l'apporto dei cattolici mi sono soffermato principalmente sugli aspetti positivi che la mia parte ha avuto nello scambio, ma quando la reciprocità è vera accade che sia più ciò che si riceve di quel che si dà e mi sento di affermare che così è stato.
 
 
Questi i motivi che sostenuti dalla libertà e dalla gratuità che hanno caratterizzato il confronto mi spingono, con orgoglio, a rivendicare lo status di “cattocomunista”
 

 
 
Franco Foglino
 
31 Ottobre 2009: Donne in nero contro la guerra - lunedì 26 ottobre 2009

Manifestazione "Donne in nero" Sabato 31 ottobre dalle 18.00 alle 19.00 in Via Maestra

 

VIA TUTTI I SOLDATI DALL’AFGHANISTAN

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Costituzione italiana art. 11

Abbiamo violato la Costituzione mandando nel 2002 le nostre truppe in Afghanistan ad affiancarsi alla operazione “Enduring freedom” sotto il comando USA e poi sotto il nome ISAF (Internazional Securiy Assistance Force) della NATO, in una guerra ingiustificabile.

Non abbiamo portato la democrazia: lo dimostrano anche le recenti elezioni, imposte , scarsamente partecipate e falsate da documentati brogli.

Non abbiamo “catturato” Bin Laden.

I talebani controllano ancora la maggior parte del territorio.

In compenso questa guerra ha causato finora 42.000 morti afgani: 11.000 civili (7.500 vittime delle truppe d'occupazione e 3.500 degli attacchi talebani), 6.000 soldati e agenti di polizia e 25.000 guerriglieri. A questi vanno aggiunti 1.350 soldati Usa e Nato. (dati di agosto 2009- Peacereporter)

Sono ben altri gli strumenti a disposizione della politica internazionale per vere “missioni di pace”

una conferenza internazionale di pace che coinvolga in primis i paesi asiatici,

un progressivo passaggio degli interventi stranieri dalla Nato all'ONU,

un più accentuato programma di sviluppo umano che coinvolga le popolazioni locali e che grazie al miglioramento delle condizioni di vita riduca le tensioni.... ...queste e tante altre proposte serie e particolareggiate, per uscire da questa guerra sono da anni proposte da Centri Studi internazionali, da diplomatici e da alcuni generali delle stesse truppe presenti.

Chiediamo pertanto il ritiro immediato di tutte le truppe che sono impegnate in un contesto di guerra aperta.

 
La legge elettorale - domenica 18 ottobre 2009

Spett.le "La Stampa"
pagine Cuneo e Provincia

Mi sia permessa una garbata protesta per come è stato trattato nelle vostre pagine il respingimento del Ricorso presentato dal centrodestra albese sull'esito delle ultime elezioni amministrative.

In un momento in cui non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza ho visto dare, nei titoli e nei contenuti, ampio spazio ai sentimenti soprattutto degli insoddisfatti e scarsa attenzione ai contenuti della legge elettorale.

Ho letto interventi che spaziavano dalla ideologizzazione dei giudici ad affermazioni che bollavano come “assurda interpretazione” il respingimento del ricorso, senza mai approfondire il testo della legge che lo ha ingenerato, là dove parla di “voti validi”.

La Legge Elettorale tutela la governabilità dei Comuni e per questo prevede un premio di maggioranza per il sindaco eletto, precisa tuttavia che se, al primo turno, una coalizione raggiunge più del 50 per cento dei “voti validi” il premio di maggioranza non viene assegnato. Il testo della legge dice “voti validi” non dice “voti validi di lista”, una distinzione importante per qualificare quel decisivo 50 per cento. Io sono sicuramente di parte e non esperto in materia legale, ma leggendo il testo ho pensato che se la definizione fosse “voti validi di lista” i presentatori del ricorso sarebbero nel giusto ma, poiché molti albesi al primo turno hanno votato soltanto il sindaco e non una lista ed alcuni scheda bianca (voto valido) coloro che si sono trovati a dover decidere il 23 giugno (Commissione elettorale) ed il 15 ottobre (TAR Piemonte), avendo constatato che la lista del centrodestra era inferiore al 50 per cento devono aver fatto un ragionamento coerente con quanto la legge stabilisce.

Leggeremo le motivazioni che mi auguro facciano “testo giuridico” proprio per evitare la confusione che alcune sentenze, non tutte come frettolosamente affermato, divergenti da quella che ha riguardato il Comune di Alba, hanno prodotto.

Auspico questa chiarezza sapendo che in qualche Comune d'Italia una sentenza di questo tipo potrebbe mettere in difficoltà la mia parte politica, ma questa è la funzione della giustizia: garantire il rispetto dello spirito per cui la legge è stata formulata.

Grazie e saluti

Foglino Leopoldo
Assessore alle Finanze – Comune di Alba
tel 0173 - 364744

 
Facciamo spazio (pubblico) - martedì 22 settembre 2009

Facciamo spazio (pubblico)

Dal numero speciale di Carta estnord (anno XI, n. 8, settembre 2009) dal titolo “Crepe nel cemento”

Lo spazio pubblico è un bene comune. Ma il concetto di “bene comune” è un concetto che è bene spiegare, come tutti quelli che indicano significati e realtà controcorrente.
Il “bene” è qualcosa che vale di per sé, per la sua identità, per l’uso che ne possono fare le persone. Un bene può essere un oggetto (una spiaggia o una terra, una casa o una statua, un pezzo di pane o l’acqua limpida che sgorga dalla sorgente), o un sentimento (l’amicizia, l’amore, il rispetto), o una relazione con qualcos’altro (la conoscenza, la partecipazione, la cura della salute). Può avere un valore venale (il pane lo devo pagare a chi lo fa, così la statua o il libro), ma è una condizione accessoria. Insomma, il bene non è una “merce”.
Qualcosa che è “comune” (un’altra parola che si tende a cancellare) appartiene a più persone: a una comunità, o a un’intera società (locale, nazionale, mondiale). Nessuno può appropriarsene individualisticamente; tutti devono poterne godere, rispettando le regole che consentono a tutti di farlo.
Sono beni comuni l’acqua e l’aria, sono beni comuni la storia dell’umanità e il suo futuro, sono beni comuni gli spazi pubblici.

Un ruolo rilevantissimo nella vita della città e del territorio (e di tutti gli uomini che formano la società, e della società nel suo insieme) hanno gli spazi pubblici. Devo precisare che cosa intendo quando parlo di spazi pubblici.
Gli spazi pubblici sono l’anima della città e la ragione essenziale della sua invenzione; sono il luogo nel quale nella quale società e città s’incontrano, nel quale il privato diventa pubblico e il pubblico si apre al privato.
Lo spazio pubblico ha il suo punto di partenza nell’archetipo della piazza, ma permea l’intera concezione della città come bene comune: la città come spazio fisico (urbs), la città come casa della società (civitas), la città come governo (polis). Ma lo spazio pubblico è costituito anche da tutti quegli elementi della città e del territorio che sono finalizzati allo svolgimento di funzioni che non ha senso, o non è possibile, svolgere individualmente: dalla scuola all’ospedale, dalla biblioteca al tribunale, dal campo sportivo alla palestra.
La lotta per una quantità e qualità adeguata degli spazi pubblici ha avuto un suo momento significativo, in Italia, negli anni Sessanta del secolo scorso, nella conquista degli “standard urbanistici”. Vuole allargarsi oggi ad altri elementi e altre esigenze. Del resto, fin da quegli anni la vertenza per i servizi e gli spazi pubblici si è saldata, diventando tutt’uno, con quella per “la casa come servizio sociale” e quella per il “diritto alla città”. Oggi ci può proporre di allargare l’attenzione e l‘obiettivo dalla conquista (dalla difesa) delle attrezzature e dei servizi di prossimità (dal quartiere alla città) all’intera gamma di esigenze dell’uomo che vive su territori più ampi: la ricreazione psico-fisica nei grandi spazi naturali dei monti, delle colline e delle coste, il godimento dei grandi patrimoni archeologici, storici e culturali disseminati sui territori, le attrezzature utilizzabili solo in una dimensione di area vasta.

Non è spazio pubblico solo l’insieme dei luoghi fisici. É spazio pubblico anche l’uso che si fa dei suoi elementi. Non a caso nella civiltà greca e in quella romana lo spazio pubblico fisico (l’agorà e il foro) erano i luoghi della politica. Lì si discuteva e si dibatteva, lì avevano voce tutti quelli cui le regole di quella democrazia dava il diritto di parlare e di dissentire, lì quelli che gestivano il potere avevano il dovere di confrontarsi con chi li criticava.
Ai giorni nostri non difende gli spazi pubblici solo chi difende il parco dall’invasione del cemento, la piazza dalla sua trasformazione in parcheggio, l’edificio pubblico dall’alienazione al privato. Difende lo spazio pubblico anche chi, come l’Onda che si sollevò impetuosa dal mondo della scuola, difende il principio della scuola aperta a tutti, finanziata con i soldi di tutti, e amministrata e gestita nell’interesse generale: appunto, difende il carattere pubblico della scuola. E difende lo spazio pubblico chi si oppone alla norme che, con l’alibi della sicurezza, vietano l’accesso agli spazi pubblici a determinate categorie di abitanti (cittadini o forestieri che siano), o addirittura, come è accaduto perfino nella civilissima Reggio Emilia in attuazione di una circolare del ministro Maroni, impediscono in talune piazze la riunione di più persone.

Oggi gli spazi pubblici sono attaccati su più fronti, da mille tentativi di privatizzazione e mercificazione.
Sono attaccati là dove esistono: dove si trasforma un’area destinata dalle norme sugli “standard urbanistici” , o dalle scelte di piani regolatori lungimiranti, a un’utilizzazione edilizia privata. Come a successo (un esempio tra mille) a Padova con le iniziative di cancellare con l’edilizia i “cunei verdi” dalla campagna al centro città, che erano stati disegnati dal piano di Luigi Piccinato.
Sono attaccati dalla mancanza di previsione di spazi pubblici nei nuovi quartieri e nelle periferie delle città, oppure quando si spacciano per spazi pubblici aree destinate al verde e a qualche servizio, ma posti di fatto al servizio diretto degli abitabti dei condomini circostanti. Uno spazio pubblico, per essere tale, deve essere aperto a tutti e da tutti deve essere sentito tale, non deve essere occluso da recinzioni reali o virtuali

Cancellare o indebolire gli spazi pubblici, negarne le caratteristiche fondamentali, significa cancellare o indebolire la città come intreccio di urbs, civitas, polis: di luogo fisico, di società di politica. Significa commettere un “urbicidio”.

Atti che vanno in questa direzione non sono solo quelli che ho finora ricordato. Lo è anche il tentativo, in corso ormai da qualche decennio, di sostituire agli spazi pubblici la loro scimmiottatura: i “non luoghi” (gli ipermercati e gli outlet, gli aeroporti e le stazioni ferroviarie) caratterizzati dalla ricerca dei requisiti opposti a quelli che rendono pubblica una piazza (lo spazio pubblico per antonomasia): la recinzione mentre la piazza è aperta, la sicurezza mentre la piazza è avventura, l’omologazione mentre la piazza è differenza e identità, la natura delle persone che la abitano, clienti anziché di cittadini; la distanza dalla vita quotidiana anziché la sua prossimità.

L’attacco agli spazi pubblici ha la sua matrice ideologica in quel declino dell’uomo pubblico che molti pensatori denunciano da tempo; un declino che ha forse la sua radice in quell’alienazione del lavoro, ossia nella finalizzazione dell’attività primaria dell’uomo sociale ad “altro da sé”, che costituisce l’essenza del sistema capitalistico. E hanno la loro matrice strutturale nel dominio del diritto alla proprietà privata e individuale sopra ogni altro diritto, che costituisce il fondamento dei sistemi giuridici vigenti, in Italia e altrove.
A questi rischi occorre opporsi. E in mille luoghi d’Italia ci si oppone, con l’iniziativa di comitati, associazioni, gruppi di cittadini e di abitanti che si mobilitano a difesa del loro territorio, delle loro città, dei loro quartieri.

 
Forse non tutti sanno che ... - giovedì 10 settembre 2009
 

Forse non tutti sanno che...


l’Italia partecipa (con Alenia Aeronautica di Finmeccanica)  ad uno dei più costosi programmi militari finora realizzati, capitanato dalle americane Lokheed Martin e Boeing: la produzione di un cacciabombardiere di ultima generazione, denominato  Joint Strike Fighter F35.
Questi aerei da guerra verranno assemblati a Cameri (Novara).
 
L’Italia dovrebbe acquistare 131 cacciabombardieri F35

la spesa prevista per questo progetto è di circa 15 miliardi di euro, ma è destinata ad aumentare.

Il progetto F35 ci riguarda tutti e tutte:

  • è una scelta di sistema d’arma aggressivo contrario all’Art. 11 della Costituzione,
  • è un consumo di soldi pubblici impressionante,
  • è un regalo all’industria bellica e un’ennesima scelta per un futuro di guerra, violenza e distruzione.


Diciamo NO, indigniamoci, esprimiamoci, chiediamo al governo di fermarsi e di utilizzare le risorse stanziate per finanziare invece, ad esempio:
•    La ricostruzione in Abruzzo.
•    La messa in sicurezza delle scuole italiane.
•    Un assegno di disoccupazione per i precari che perdono il posto di lavoro.
•    La produzione di pannelli solari per l'energia pulita.

Non sentiamo voci di saggezza, sentiamo rombi di cacciabombardieri.
Per questo alziamo le nostre voci “disarmanti”.

BASTA ARMI

BASTA GUERRE

NO F35

 
donne in nero contro la guerra - ALBA

Nel prossimo Consiglio Comunale verrà discusso un ordine del giorno che chiede al Governo di rinunciare agli F35.
Invitiamo tutte e tutti ad essere presenti

www.nodalmolin.it

www.beati.org

 
Giovani e Progetti - mercoledì 19 agosto 2009

Ho letto con molto interesse alcuni articoli e alcune lettere che ultimamente, specialmente su Gazzetta d'Alba, parlavano di giovani. Vorrei con molta discrezione parlarne anch'io, ben sapendo che dovremmo sentire per primi i giovani stessi e che invece paradossalmente solo alcuni di loro entrano e molte volte in modo parziale in queste discussioni.

Nell'analizzare la situazione albese sono convinto che serve qualcosa di più che un dibattito giornalistico ma che almeno questo ha lo scopo di mettere in evidenza l'importanza di iniziare un piano di discussione sull'argomento.

La situazione albese in concreto non mi pare così catastrofica, almeno da un punto di vista strutturale. Ci sono parecchi Centri Sportivi suddivisi abbastanza bene sul territorio, un Centro giovani (Zona H), molte Parrocchie frequentate da giovani che in primo piano si assumono la responsabilità di molte attività educative proposte dai Servizi Sociali (vedi Cam, Estate ragazzi, ecc.). Quindi si potrebbe dire che almeno sul piano delle strutture il Comune non avrebbe particolari problemi economici.

Quello che manca è un piano strategico generale, una politica che si assuma la responsabilità di un indirizzo complessivo per tutta la città. Questa è la base necessaria alle strutture, nate in buona fede per il bene dei giovani, per non finire a servizio solo di alcuni e non diventare ad uso e consumo di lobby particolari legate ad interessi anche politici. In molti casi poi, queste strutture hanno una programmazione carente non legata ad un'analisi della realtà in cui convivono. La loro funzione sociale ed educativa poi lascia molte volte il posto a visioni (specialmente nei centri sportivi) legate a concetti valoriali di dubbia efficacia educativa; in nome della meritocrazia si premia il successo tecnico-agonistico a scapito della partecipazione di tutti.

Per una seria politica giovanile, concreterei una volta per tutte il significato della parola “giovani”. Per “giovani” considero la fascia di età che dall'adolescenza (ormai sempre più prematura) porta fino a 18 al massimo 20 anni. Dopo vorrei considerarli “adulti” e pretenderei dalla Società il riconoscimento di questa loro “specifica”. Se un 23.enne deve ancora studiare, finire l'Università, avrà la possibilità di raggiungere una sua autonomia con aiuti concreti pubblici (anche minimi) e cercando lui stesso di darsi da fare (alcuni parziali esempi: salario minimo, favorire un momentaneo bonus-affitto in graduatorie meritocratiche serie, liste di collocamento di lavori saltuari dove si possa individuare periodi ben delimitati nel tempo con vantaggi anche per il datore di lavoro disponibile, ecc. ecc.) . Il costo di queste operazioni non sono paragonabili al costo che ora si assumono le famiglie e soprattutto al costo che la Società paga per non rendere autonome fascie così grandi di cittadini. In sintesi dare più opportunità con una politica per l'autonomia.

Allora parliamo, di tutti quei ragazzi dai 10 anni in su, che cercano con tutte le loro difficoltà di staccarsi dalla famiglia e che cercano tra i loro pari e molte volte in un clima di solitudine una nuova identità che porta all'autonomia.

La cosa indispensabile in questo contesto e il dialogo tra giovani e adulti. L'adulto nella relazione con i giovani dovrebbe essere genuino, non avere atteggiamenti “giovanilistici”, portare i propri valori senza tentazioni autoritarie cercando così un contesto di dialogo. Il dialogo deve essere a 360 gradi, cioè individuando su un territorio anche ristretto (leggi quartiere) tutti i cittadini che per loro qualsivoglia attitudine potrebbero essere utili allo scopo. Deve essere strutturato con alcuni tecnici (servizi sociali, educatori di strada, ecc.) ma tutto il contesto del territorio deve essere coinvolto in modo totale con interviste, gruppi di lavoro, interventi a tema, incarichi specifici. Sarà più facilmente coinvolto chi ha più responsabilità: genitori, associazioni, insegnanti, dirigenti di centri sportivi, allenatori ecc. ai quali sarà delegato il compito di sapere dove si trovano materialmente i giovani, ma che non potranno in alcun modo sentirsi i soli parters di questo dialogo. E' necessario per prima cosa confrontarsi, con le diverse idee che gli adulti hanno dei giovani. Arrivare a prendere coscienza dei propri schemi e delle proprie paure per poi cercare di “scoprire” i giovani con i loro desideri e le loro vere specificità. Per questa fascia di età il mondo adulto ha un sacco di paure, che sono in contraddizione con molti suoi comportamenti. In sintesi disponibilità, accoglienza e accettazione, anche di una realtà che molte volte i giovani stessi (a volte i più impegnati e disponibili) non sono disposti ad accettare. Di qui la ricerca seria della rappresentatività giovanile del territorio anche di quella fascia di giovani che non accettiamo perchè non rientrano nella nostra mentalità e che in fondo non abbiamo voglia di conoscere.

Alcune proposte che ho letto sui giornali (riprendere la Consulta, impostare il lavoro nel Centro H, anche finanziare un gruppo di operatori di strada, ecc.) sono tutte importanti. Senza presunzione però mi fanno dire che non potrebbero veramente essere un modo nuovo di rivolgersi a tutti i giovani perchè solo in parte permetterebbero a loro di diventare protagonisti delle nostre comunità. Il loro diventare adulti passa parimente attraverso una maturazione loro e del territorio in cui vivono.

A quel punto, il quartiere e poi la città, diventeranno anche il loro territorio, che difenderanno con i denti e sapranno in seguito rappresentarlo in tutte quelle sfaccettature anche politiche-amministrative che molte volte ora sentono lontane e insignificanti. Certe istituzioni, anche con al loro interno inseriti molti giovani, sono diventate o possono diventare solo il trampolino di lancio per qualcuno verso il consenso o alla presa del potere in diversi campi della società. Non danno completa possibilità a tutti i giovani di avere le stesse “partenze” e nello stesso tempo non permettono al territorio di maturare scelte durature che possono diventare anche prevenzione verso le devianze.

Non è solo un progetto di prevenzione ma di integrazione e di maturazione sociale e politica.

Conoscersi, confrontarsi, non solo smussa le diversità e aiuta l'inserimento sociale dei giovani aiutandoli a sviluppare le loro priorità, ma è un sistema semplice e poco costoso per far emergere tutte quelle possibilità che arricchiscono il nostro spazio in cui viviamo. I giovani sono il nostro futuro e se vogliamo che sia un futuro meno incerto o quantomeno non si torni indietro su certi ideali facciamo che il nostro abitat sociale sia compatibile con la loro maturazione. Parlare con i giovani vuol dire molto parlarsi tra adulti.

Beppe Giorello

 
Gabriele e Giovanni - venerdì 31 luglio 2009

Lettera al Direttore


Che la caratteristica peculiare di “Alba città per vivere” fosse l'impegno personale degli aderenti legato ad idee e valori dai contenuti nuovi e creativi abbiamo cercato di comunicarlo nella recente campagna elettorale.
Tanti concittadini hanno avuto fiducia nella nostra proposta e siamo al lavoro per non deluderli.
In questo momento vogliamo condividere  la nostra gioia per l'impegno di

  • Gabriele Pieroni: laureato  con 110 e lode in “Filologia moderna” presso l'Università Cattolica di Milano sulla tesi “Poesia giovanile di Pirandello”
  • Giovanni Galeasso: diplomata con 100 presso il Liceo Cocito di Alba

Complimenti ragazzi, siamo con voi e...... perseverate nell'impegno


Alba città per vivere

 
Patto di stabilità - lunedì 6 luglio 2009
Problema Patto di Stabilità

Come inizio non c'è male! Che i prossimi cinque anni avremmo dovuto trascorrerli nella costante attenzione della quadratura dei conti era previsto, ma trovarci ad assumere la responsabilità della Amministrazione nell'impossibilità di pagare lavori già effettuati proprio non ce l'aspettavamo, tanto più che nelle ultime Commissioni bilancio, a richieste specifiche, le risposte erano state sempre molto rassicuranti.
L'inizio della nuova consigliatura ci vede partire con il Patto di Stabilità che al momento sfora  di 700.000,- euro ed un cumulo di fatture da pagare per 1.200.000,- euro.
Non si tratta di buco di bilancio, come alcune notizie hanno frettolosamente commentato. Il Comune di Alba ha un deposito presso la Tesoreria dello Stato con un saldo attivo di circa 12.0000.000,- di euro (sono i soldi accantonati per pagare i lavori programmati).
Si tratta invece del rispetto delle regole che ogni anno la Finanziaria fissa nel tentativo di contenere il debito pubblico del Paese.
Il calcolo del Debito Pubblico considera come cassa dello Stato i saldi delle casse comunali che  meno diminuiscono e più contribuiscono a migliorare i conti dello Stato.
Il problema di Alba è ampiamente condiviso. Da un incontro avuto lunedì 29 giugno a Torino risulta che l'80% del Comuni piemontesi non riesce a rispettare il Patto di Stabilità.
Ma in cosa consiste questo Patto?
Provo a spiegarlo in parole semplici rischiando di essere banale ma con il desiderio di far capire ai cittadini la situazione in cui ci stiamo dibattendo.
Il Governo ha stabilito nella Finanziaria 2009 che un Comune non può far uscire dalle proprie casse per spese in c/ capitale più di quanto ha pagato nel 2007 per spese di  investimento al netto delle entrate in c/capitale
E' come dire che in una famiglia nel 2009 non si può spendere per beni non strettamente legati alla sopravvivenza più di quanto si è speso nel 2007.
Non importa quali sono state le spese del 2007 e le esigenze del 2009.
Dai dati di bilancio il Comune di Alba, sulla base del 2007 può pagare spese in c/ capitale  per circa 6.300.000,- euro. Ne sono stati impegnati notevolmente di più ed in ampia misura questi impegni sono stati posti in esecuzione.
I fornitori giustamente hanno diritto di essere pagati per le prestazioni svolte ed in questo modo, pagando quanto dovuto il Patto di Stabilità è stato sforato di 700.000,- euro, mentre fatture per 1.200.000,- euro andranno ad incrementare lo sforamento.
Quali prospettive? Ci sono una serie di interpretazioni tecniche sulla natura delle spese che sono in corso di chiarimento con il Ministero, ma anche se fossero accolte difficilmente risolverebbero il problema perché nell'ultimo anno sono stati aperti molti cantieri (fattore elezioni?) ed ora i pagamenti giungono a scadenza. Questo è l'appunto principale a chi ci lascia l'eredità dello sforamento del Patto: erano tutti lavori urgenti e necessari? Ma è  inutile piangere sul passato, bisogna guardare avanti e le prospettive sono tre:
  • Trovare una generoso anticipo in c/capitale che consenta di aumentare le uscite di cassa. Ad alcuni comuni che avevano caratteristiche di bilancio particolarmente favorevole la Regione ha offerto questo aiuto
  • Chiedere al Governo di modificare i parametri.
  • Accordarsi con tutti i Comuni coinvolti di procedere ai pagamenti sfondando il Patto di Stabilità nell'auspicabile prospettiva che le sanzioni (dure e fastidiose) non vengano applicat.

Stiamo ricercando la via percorribile nell'interesse della città

Franco Foglino
 
Ancora Sulla Decrescita: - mercoledì 1 luglio 2009

 

 

 

Abbiamo inviato la nostra replica (in forma concisa) alla Gazzetta d'Alba.

 

Gentile Sig. Manno,
vorremmo confrontarci con la sua lettera “La decrescita è l’anticamera dello spegnimento”, pubblicata su Gazzetta del 23 giugno, che ci dà modo di precisare ancora una volta, se non fosse chiaro, dopo gli incontri organizzati ad Alba e nonostante le numerose fonti pubbliche di informazione (tra cui la pagina sul nostro sito Internet albacittapervivere.org) di cosa stiamo parlando.
Ci permettiamo quindi di dissentire su tre punti contenuti nella sua frase: “Ciò che non credo sia adatta al governo di Alba è la fantomatica “decrescita felice” che è il vero filo conduttore del progetto Marello”.

Partendo dal fondo: non è vero che “la decrescita felice sia il vero filo conduttore del progetto Marello”.  Nel programma di Maurizio non trova una volta il “fantomatico” termine. Maurizio semmai parla di “stile sobrio”, insomma meno fioriere e più servizi al cittadino albese. Intendiamo perciò attribuire al nostro gruppo la volontà di introdurre nel dibattito pubblico e nelle scelte della nuova amministrazione, moderni concetti di sviluppo economico che si ispirano alle idee introdotte da Maurizio Pallante e da altri pensatori nella società italiana, idee che sono conosciute con il nome di “decrescita felice”.
La seconda: “fantomatica”.

Che cosa intende per “fantomatica”, Sig. Manno? Inesistente? Fantasiosa? La decrescita consiste nell’attuazione intelligente di buone pratiche di amministrazione del denaro da parte dell’ente pubblico, che utilizza i soldi dei cittadini, i nostri soldi. Essa esiste, è concreta, anche se non sempre viene chiamata così. Confronti i consumi energetici delle case di Bolzano con quelli di qualsiasi altra città italiana, e forse europea. Il risparmio dei cittadini e dell’amministrazione pubblica di Bolzano si chiama anche “decrescita”. Per i cittadini “decrescita” significa fare scelte di consumo diverse, per spendere meno e migliorare la qualità della propria vita, e anche per migliorare la qualità della vita degli altri.  Oggi viene chiamata anche "light economy".

E ora veniamo al contenuto della sua frase. Che cosa della decrescita non le sembra adatto al governo di Alba? Non le sembra adatto, ad esempio, avviare una seria analisi energetica dei consumi degli edifici pubblici, attivare investimenti negli isolamenti per risparmiare sui costi di riscaldamento, e migliorare quindi il confort abitativo all’interno del Comune, delle scuole, della biblioteca, e la qualità dell’aria della città, con un investimento economico che si ripaga in pochi anni. Poi resta alla cittadinanza il confort abitativo e il risparmio, ovvero soldi pubblici che possono rappresentare una diminuzione di tasse oppure un aumento dei servizi al cittadino. Se questo esempio venisse poi seguito dai privati, tutti staremmo meglio.

Le sembra giusto, signor Manno, incentivare l’uso dell’auto privata costruendo un grande parcheggio in centro, quello di Piazza San Paolo, ormai autorizzato dall’Amministrazione uscente? Auto, rumore, inquinamento. E guadagni, per qualcuno, non per la città. A noi piacerebbe una Alba a misura d’uomo, non di automobile, con un incisivo piano di incentivi all’uso delle biciclette, piste ciclabili, sicure e senza dossi. Non le sembra adatto ad Alba un incisivo piano di incentivo all’uso delle biciclette? Sa quanti parcheggi bici ci sono in corso Italia e Corso Langhe insieme? Cinque, oltre il nuovo punto di bike sharing (costruito per inciso a spese dell'area verde, non di un posto auto).  A noi sembrano pochini. E piste ciclabili? Zero. Ma ben quattro corsie per le automobili.  Si può ragionare su un ripensamento di queste scelte, insieme, per il miglioramento delle condizioni di vita di tutti? E’ preferibile il rumore dei motori (e l’inquinamento dell’aria, e il rischio di incidenti) o il canto degli uccellini, la città più sicura, l’aria pulita?
Già, l’aria non si vede, tanto meno si vede se è inquinata o meno. La città di Alba, famosa nel mondo per la tipicità del territorio, già nel mese di marzo (per la precisione già l’8 marzo 2008) e prima della costruzione della centrale turbogas, superava lo scorso anno il limite di 35 giorni all’anno (tanti vengono permessi gli sforamenti) di pm10. Tra i risultati delle buone pratiche di amministrazione “in decrescita” c’è il sensibile miglioramento della qualità dell’aria. Con scelte intelligenti e minimi investimenti si massimizzano le aree verdi pubbliche, piantumando quelle libere. Gli alberi ci liberano gratuitamente dell’inquinamento. Nuove costruzioni e nuove strade invece fanno l’esatto contrario.
Ci piacerebbe in futuro attivare dei dibattiti per chiarirci sul significato di “sviluppo”, che rappresenta la premessa fondamentale e l’indicatore della direzione ad una seria pianificazione per il benessere dei cittadini.

 

“Alba Città per Vivere”.

 
Grazie! - sabato 27 giugno 2009

Grazie!

Grazie alle elettrici ed agli elettori che hanno condiviso il nostro sogno e ci hanno sostenuti non per riconoscenza o aspettativa di “favori” ma per costruire insieme una politica partecipata , trasparente, di “servizio”, rispettosa dell'ambiente, una politica che crei condizioni di Pace.

Dicevamo nella presentazione del nostro programma: “Sognare soli è solo un sogno, sognare insieme è l'inizio della realtà”. Noi crediamo che una nuova realtà Alba potrà cercarla insieme a Maurizio, che con stile sobrio e coerente ha ricevuto l'approvazione della maggioranza degli elettori.

Alba Città per Vivere sarà presente in Consiglio comunale con due consiglieri sostenuti da tutto il gruppo, oggi più che mai determinato ad impegnarsi con idee innovative e attività concrete.

Chiediamo ai nostri sostenitori di aiutarci per essere rappresentati nel modo più corretto ed efficace. Come? Mantenendo i contatti con il nostro gruppo, segnalando le esigenze percepite del proprio quartiere, il problema anche piccolo, ma che può riguardare tutti, dove è possibile intervenire. Oppure entrando nel gruppo, apportando le proprie competenze e valori positivi.
Insomma ora chiediamo la partecipazione alla vita pubblica, per il bene comune, che vogliamo mettere prima del (o insieme al) vantaggio privato. Alba prima di tutto è la città dei cittadini.
Vorremmo Alba città ricca di relazioni positive, dove i cittadini possano scoprire che vivere non solo è possibile ma anche piacevole.
Democrazia è partecipazione.

Franco Foglino e Fabio Tripaldi – Consiglieri eletti


Jonny Altare, Gianpiero Ariano, Alessandro Borello, Carlo Bottallo, Stefano Cavallotto, Paola Cencio, Nicola Conti, Augusto Dalmasso, Fulvia De Luise, Giovanni Galeasso, Beppe Giorello, Renato Giri, Bianca Marengo, Franco Negro, Gabriele Pieroni, Adolfo Ricca, Katia Versio, Max Vullo

 
F35, L'Abruzzo e quant'altro - venerdì 26 giugno 2009

Apro la posta, come tutte le mattine d'altronde, e apprendo che il consiglio comunale di Cuneo ha approvato l’ordine del giorno 090624 che chiede di utilizzare i fondi destinati all’acquisto di aerei bombardieri F35 per l’Abruzzo terremotato. Certo, questa è una buona notizia e c’è di che rallegrarsi e riappacificarsi con le istituzioni.

Rimane però lo sgomento se penso che uno solo di quegli aerei farebbe prima e meglio il lavoro del terremoto. Lo sgomento proviene dal fatto che qualcuno si metta al tavolino e studi e progetti strumenti così sofisticati per procurare morte e distruzione: rimango impotente all’idea di dover gioire del non utilizzo o acquisto di queste bestialità, è mai possibile che io mi riduca a gioire per questo?

Vorrei sorprendermi per un popolo che (oltre a far girare vorticosamente e-mail) sapesse alzarsi la mattina e si organizzasse nei posti e nei modi che più gli si confanno e lavorasse affinché a nessuno venisse in mente di progettare prima ancora che usare (per ridurre un popolo al silenzio basta molto meno) strumenti che ora possono azzerare il centro di una città come Alba - ogni citta è Alba - , i suoi cani i gatti La Torre il municipio le telecamere che ci spiano, la signora che non sopporto, il debito che riesco a saldare, tutta una vita vissuta a costruire piccole storie, come un terremoto peggio di un terremoto, perché il terremoto posso arrivare a concepirlo, ma gli F35 no.

      Franco Negro

 


 

Gli economisti ne avevano calcolato puntigliosamente i benefici: accorpare il referendum alle elezioni gia' previste per le europee e le amministrative, il 6 e 7 giugno prossimi, avrebbe fatto risparmiare circa 400 milioni di euro. Cifra superiore al tetto di spesa per il 5 per mille
(che e' di 380 milioni), e due volte tanto il costo della tanto strombazzata social card.
Saranno soldi pubblici sciupati malamente, in un momento in cui gli italiani, con generosita', aiutano con i loro soldi le vittime del terremoto d'Abruzzo. Uno spreco che i cittadini non capiscono ne' accettano.
I politici potranno arrampicarsi sugli specchi (come stanno facendo), ma non c'e' una sola "buona ragione" che giustifichi tanto spreco. O meglio, una ragione c'è: il ricatto della Lega, che tiene sotto scacco il Governo e il Paese intero. L'ha ammesso il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che pubblicamente ha espresso i suoi dubbi: "Sarebbe un peccato se per la paura di pochi si rinunciasse a tenere il referendum il 6 e 7 giugno, spendendo centinaia di milioni che potrebbero essere risparmiati".
Anche la Confindustria e' irritata, e la sua presidente, Emma Marcegaglia, non e' stata tenera: "Una cosa inaccettabile". C'e' poi il disarmato sconcerto di chi, semplice cittadino, solidale con i terremotati, s'e' trovato ad assistere a un altro stucchevole dibattito: togliere (solo per quest'anno, per carita'!) la possibilita' di destinare il 5 per mille alle organizzazioni di volontariato, che tanto si danno da fare contro la poverta' e l'emarginazione, sia in Italia che all'estero; anzi, no, aggiungere una specifica voce "pro terremoto" nella casella del 5 per mille. Come dire, "una guerra tra poveri", una sorta di sondaggio se aiutare o no le popolazioni abruzzesi, in concorrenza con altre "emergenze ordinarie" (assistenza agli anziani, ai disabili, ai minori...). "Non si può mettere in concorrenza l'associazionismo, il volontariato e l'Abruzzo, quasi fossero cose opposte o alternative", ha detto il presidente delle Acli, Andrea Olivero, "quando e' il volto dell'associazionismo e del volontariato il primo che hanno potuto vedere i terremotati colpiti da questa sciagura".
Oppure (che idea!), sospendere l'8 per mille alle confessioni religiose (meglio se solo quello alla Chiesa cattolica), dimenticando che la quota che va allo Stato già dovrebbe essere destinata "a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario". Ci si affanna a cercare fondi per la ricostruzione, senza pesare sui cittadini con nuove tasse (anche se non sarebbe scandaloso un contributo dei redditi più alti, a cominciare dai parlamentari). Eppure, una soluzione ci sarebbe. E da sola basterebbe a finanziare la ricostruzione dell'Abruzzo, oltre a fronteggiare i drammatici effetti della crisi economica, che e' già sparita dalle pagine dei giornali, ma non per questo e' meno grave, soprattutto per le famiglie. Si tratterebbe di bloccare la spesa approvata in gran silenzio dalle Commissioni Difesa della Camera e del Senato per l'acquisto di 131 aerei cacciabombardieri dal costo di 100 milioni di euro l'uno (con il costo di un aereo si potrebbero costruire 400 asili nido o pagare l'indennità' di disoccupazione a 80.000 precari). Visto che la Guerra fredda e' finita e che non dobbiamo invadere la Cina, rinunciare a questi aerei d'attacco (meglio noti con la sigla F-35), in grado di trasportare ordigni nucleari, ci consentirebbe di ricavare risorse per oltre 12 miliardi di euro. Esattamente il fabbisogno stimato per la ricostruzione in Abruzzo.

Articolo di STEFANO FERRARIO dal sito di "Peacereporter" del 20 aprile 2009 dal titolo "Fulmine di guerra" e il sommario "Il caccia F-35 di cui si dotera' l'Italia e' funzionale all'attuale scenario di guerra permanente".
Il nuovo "caccia da attacco combinato" (Joint Strike Fighter) F-35 "Fulmine", di cui l'Italia acquisterà 131 esemplari, e' un aereo militare che, per la sua configurazione, e' predisposto non per giacere in un hangar o per il controllo dei cieli di un paese, bensì per compiere azioni di aggressione - anche con armi nucleari - tipiche dell'attuale scenario di guerra permanente.
Alenia costruirà 700 esemplari. La costruzione dell'F-35 avverrà negli Usa (negli stabilimenti della Lockheed Martin in Texas) per le forze armate nordamericane e britanniche (2.581 aerei), e in Italia (nello stabilimento Alenia Aeronautica all'aeroporto militare di Cameri, a Novara) per la nostra aeronautica militare (131 aerei) e per quelle degli altri sei partner internazionali del progetto: Olanda, Danimarca, Norvegia, Turchia, Canada e Australia (570 aerei). A questi potrebbero aggiungersi in futuro altri clienti internazionali: già certi Singapore e Israele (con 25 aerei già ordinati più 50 in opzione). 13 miliardi solo per cominciare. Il costo dei 131 F-35 per i cittadini italiani sarà elevatissimo: la cifra di 13 miliardi di euro, che e' solo il prezzo per l'acquisto dei velivoli, e' destinata ad aumentare poiché gli aggiornamenti tecnici di cui questi aerei necessiteranno nel corso degli anni sono molto costosi. Questa e' la più imponente commessa per Alenia Aeronautica (appartenente al Gruppo Finmeccanica), che fa già affari d'oro con le forniture all'aeronautica militare italiana dei caccia Eurofighter e con quelle degli aerei militari da trasporto C-27J "Spartan" alle forze aeree degli ex satelliti sovietici recentemente entrati a far parte della Nato.

 


 

Il testo dell'Ordine del Giorno del Consiglio Comunale di Cuneo 24 06 2009
 

 

 
Tendenze delle Elezioni Elettorali - mercoledì 24 giugno 2009
 

Egregio direttore,
vorrei commentare l’articolo apparso sul numero scorso a pag.29 a firma a.c. dal titolo “Un brindisi al nuovo sindaco.”
Condivido in pieno la più o meno velata critica ad uno stuolo di candidati che ha cercato di parlare più alla pancia delle persone che al loro cuore o alla loro mente. Due righe in particolare però, non mi trovano d’accordo, quelle che dicono: ” E quei pochi che hanno offerto nulla?Antichi:credono di farcela soltanto con le buone idee?”
Noi della lista “Alba città per vivere”, non abbiamo offerto gadget, pranzi, rinfreschi, gelati, ecc., anzi nel volantino che pubblicizzava la serata di presentazione della nostra lista (svoltasi il 15 maggio in sala B.Fenoglio), abbiamo scritto testualmente:    “Non si offriranno rinfreschi, né regali, ma idee e valori per vivere nella città”
Malgrado questo nostro comportamento o forse proprio grazie a questo, gli elettori ci hanno premiato con più di mille voti e quindi più del 6%. Penso sia un buon segnale. Quando ci si presenta in modo serio, con persone trasparenti, disposte a confrontarsi ed a elaborare strade anche nuove per vivere ad Alba, con un programma definito e chiaro, l’elettore sa valutare se vale la pena sostenere oppure no questo progetto.
Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno creduto e sostenuto il nostro “sogno”, le nostre idee ed i nostri candidati, e  ringrazio anche Lei per lo spazio dedicatoci.
Distinti saluti
Altare Jonny per “Alba città per vivere”

Altare Giovanni corso Cortemilia 77 12051 Alba Cn
Tel.0173 293469

 

 

 

 

 
Uno strano Venerdì sera - sabato 6 giugno 2009

Venerdì 5 giugno, la sera prima delle elezioni, dopo una birra con gli amici al Fuori Orario, passo davanti al tribunale con la mia bici, diretto a casa. Non ero solo in questo frangente, quindi ho testimoni di quello che scrivo.
Ecco che un gruppo di bravi ragazzi, intorno ai vent'anni si accinge ad appiccicare degli adesivi sui manifesti elettorali. Bene, i simpaticoni di buona famiglia, a giudicare dall'abbigliamento curato (già ma l'abito il monaco è da un pezzo che non lo fa più) applicavano degli sticker anti-islam con il nome di Borghezio, non sui manifesti appropriati, cioè quelli della lega, ma sugli altri. No, non su quelli della stessa famiglia, che sostengono Castellengo, ma su quelli di Marello & C.
Beh, mi vedono, che fanno? si allontanano, questi bravi ragazzi e senza neanche voltarsi o salutare. In effetti era tardi, e i bravi ragazzi devono rientrare a casa.
Forse.
Io stacco gli adesivi offensivi, avevo il cellulare proprio in mano, mi avvicino ai nostri amici e faccio una foto ricordo, tanto per ricordare il bel momento passato insieme.
E ora? si allontanano, e io, in bici, li accompagno in questa simpatica passeggiata notturna per le vie di Alba. Giro breve, in effetti. Un piccolo anello intorno ad un isolato, un passaggio davanti ad una macchina, per un breve scambio di opinioni in merito all'accaduto, suppongo.
Ora il gruppetto prosegue, giusto al parcheggio del Bingo per prendere le macchine.
E poi?, beh, insomma ci lasciamo lì, un cenno di saluto e un paio di altre foto, com'è comodo il cellulare.
Ma tu guarda, nella mia passeggiata in bici notturna ri-incontro quello alto, con il completo grigio chiaro (al buio sembrava quello il colore) e la testa riccioluta, da solo, che passeggia ancora.
Beh, lo accompagno ancora un po', in questo strano venerdì notte, e lui che fa? corre, corre corre. Mi tocca pedalare un po' più veloce, giusto per salutarlo e darci la buona notte. Macchè, proprio non vuole; insomma ad un certo punto ci siamo proprio persi di vista.
Vabbè sarà per la prossima volta. Intanto le foto le ho scaricate dal cellulare e le ho inviate ad una casella mail sicura, non vorrei dimenticare i simpatici amici e le loro auto.

Amici alla prossima!
Fabrizio Ghirardi

PS a proposito di Borghezio ho trovato questo bel video: http://www.youtube.com/watch?v=lk8vpuajKGc

 
Appello per la pace - mercoledì 13 maggio 2009


Ad Assisi si è svolto il 9 e il 10 maggio 2009 il Meeting nazionale “per un’Europa di Pace” per iniziativa della Tavola della pace e dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. 

Alba aderisce da oltre dieci anni, con l’Ufficio della Pace, a questa importante struttura che continua a ribadire l'importanza della pace come vero strumento di cialogo e l'unico che può stabilire le premesse per una risoluzione definitiva dei conflitti nel mondo.

L’ufficio della Pace della nostra città ha come Consigliere delegato dal Sindaco il nostro capolista Franco Foglino.

Qui il sito del Coordinamento Nazionale

Qui la dichiarazione ufficiale 

 
Istruzioni per le elezioni - giovedì 7 maggio 2009
 
Oramai ci siamo, la corsa per la poltrona a sindaco di Alba è partita, molti i concorrenti se ne contano ben sei.
In poche righe vorrei solo provare a ragionare su quali basi secondo sarebbe opportuno ragionare per poter scegliere chi votare.
Sicuramente non credo giusto votare chi ha fatto parte dell’attuale maggioranza, chiunque esso sia, perché a mio avviso in due mandati i governanti locali hanno dimostrato di non essere in grado di prendere decisioni importanti partendo dal bene della città e dei cittadini.
Emblema di quanto affermo è il fatto che Alba a tutt’oggi non ha ancora un ipotesi di futuro in quanto non ha ancora un Piano Regolatore. I nostri governanti non sono stati in grado di pensare all’Alba di domani accontentandosi delle piccole “varianti” utili ad oggi; accanto a questo forte è stato l’interesse di pochi a prevalere su quello di molti. La regola seguita sembra essere stata quella di non voler scontentare nessuno e quindi pensare al singolo amico e non al bene della città.
In secondo luogo i questi ultimi mesi i rappresentanti locali del centro-destra hanno dimostrato che per loro l’importante è solo vincere, tutto il resto è secondario “poi ci si metterà d’accordo… facciamo aumma aumma”. Da qui una colazione che vede l’UDC rientrare, ma vede anche nello stesso schieramento la Lega Nord e u partito politico rumeno, mi chiedo come questi ultimi due riusciranno ad andare d’accordo.
Ritengo poi sbagliato votare per chiunque affermi di voler governare la città senza rifarsi a filosofie politiche, ritenendo sufficiente la validità e le capacità delle persone. Peno che questo sia un grave errore, perché allora basterebbero dei bravi funzionari perché amministrare la città e non avremo bisogno dei politici. Credo invece che per partire dall’idea di città che si vorrebbe bisogna dichiarare i propri ideali politici: fare bene un bilancio del comune è un’operazione tecnica che può fare qualsiasi bravo commercialista, decidere se togliere fondi al turismo per aumentarli alla scolastica (o viceversa) è una scelta politica.
Ecco perché credo che sia importante avere un sindaco e una giunta che esprimano abbiano delle idee politiche ben definite e chiare, che abbiano già dato prova di lavorare perché tali idee si possano concretizzare.
Da queste poche considerazioni, ma credo importanti, penso che un ottimo sindaco per la città di Alba potrà essere Maurizio Marello perché ha un’idea chiara della città che potrebbe essere Alba, perché convinto che il bene comune sia da tutelare rispetto al bene del singolo, perché no è un politicante ma un politico che vive il suo impegno civile come un servizio e lo fonda su valori politici che io condivido.
Max Vullo (Pubblicato su DaLeggere di Aprile 2009)
 
Questione di scelta - giovedì 7 maggio 2009
Le liste sono oramai composte, tutte o quasi, i candidati alle elezioni di Alba saranno molti, forse troppi mi verrebbe da pensare e tra le varie foto dei candidati ci sarà anche la mia.
Confrontandomi con amici e conoscenti percepisco sempre molte perplessità sul fatto di esporsi in prima linea, sul mettere la faccia per far capire con chiarezza il proprio pensiero politico, per dire agli altri apertamente da che parte si sta. Molti preferiscono non schierarsi apertamente, paura di essere etichettati, quasi fosse un aspetto negativo avere una propria appartenenza politica.
Credo invece che, proprio in questo momento, sia importante schierarsi con chiarezza e non rimanere più sul confine ad aspettare ma piuttosto prendere un bel respiro e far un passo decisivo verso la chiarezza.
Certo non è la prima volta che mi candido, ma oggi più che mai penso che sia la scelta giusta perché per me candidarsi non significa voler prendere tanti voti, ma aderire ad un progetto concreto per la città di Alba.
Nella mia idealistica concretezza vorrei che Alba diventasse quello che fino ad oggi non è stata: una città per tutti e per fare questo bisogna variare la prospettiva da cui la si guarda e la si vive.
Perché una città sia per tutti basta (si fa per dire) pensarla, progettarla e amministrarla avendo come punto di riferimento quelli che spesso e erroneamente si sentono i cittadini di serie B: i bambini, gli anziani, i disabili, gli stranieri etc.
Se una città è progettata affinché un bambino possa viverci bene, possa muoversi liberamente e sicuro, abbia spazi idonei per crescere e giocare questa non potrà che essere ideale anche per gli adulti.
Se un ufficio pubblico è pensato e progettato per essere accessibile ad una persona differentemente abile, non potrà che essere accessibile a tutti.
Fino ad oggi Alba, come gran parte del nostro Paese, non si è mai mossa in questa direzione, ma piuttosto in senso contrario.
Penso semplicemente che sia importante che i diritti delle persone non devono essere concessi come favori, ma tornare ad essere esercitati per quello che sono.

Per questo alle elezioni metterò la mia faccia, per affermare che credo in un progetto che trova le sue radici nel pensiero politico della sinistra, senza nessun timore nell’ammetterlo.

Max Vullo (pubblicato su DaLeggere Maggio 2009)

 
Una Città meravigliosa? - martedì 5 maggio 2009

Alba Città per Vivere - Alba Notizie"Una città meravigliosa" esordisce l'editoriale di "alba Notizie" distribuito in questi giorni nelle case degli albesi.

 

A noi non sembra così ed elenchiamo una serie di punti che non sono stati risolti, e denunciamo il crescente peggioramento delle condizioni della nostra città.
Non è il rifacimento della piazza che migliora le nostre condizioni di vita, ma una viabilità più scorrevole, la qualità dell'aria, la vivibilità degli spazi comuni,  il verde urbano, sono solo alcuni dei punti che dovrebbero rappresentare il cuore delle decisioni da prendere per il bene di Alba.
Leggi il nostro commento.

 

 

Click qui per leggere le nostre critiche

 
Le nostre ragioni - domenica 3 maggio 2009

E' stato pubblicato oggi su "La Stampa" l'articolo che descrive la nostra azione legale in difesa della nostra identità.

Leggi l'articolo

 
carta +65 per gli anziani di Alba - sabato 2 maggio 2009

Lettera a Gazzetta d'Alba del 28 aprile 2009 sulla carta +65 agli anziani

Gentile Direttore,
Le scrivo questa lettera perché mi sento offesa come persona e come cittadina.
A mia madre, ottantunenne, invalida e non autosufficiente, è stata recapitata la CARTA PIU’ da parte del Comune.
Avevamo già subito l’umiliazione della social card, della quale è stato nuovamente modificato il modello, per avere 40 euro mensili spendibili dove vuole il Governo. Non era forse meglio accreditare tale somma sul libretto della pensione? Con quella avrei saldato una minuscola parte delle cure fisioterapiche che sono a carico di mia madre.
Il Comune, nelle persone dell’Assessore ai Servizi Sociali e del Primo Cittadino e dell’Asssessore al Bilancio, candidato a Sindaco, ha inviato una nuova card per dare la possibilità ai cittadini over 65 di entrare gratuitamente in biblioteca, al museo, al teatro, in piscina… Iniziativa lodevole, ma…non è già in atto? Non è forse sufficiente esibire la carta d’identità presso questi servizi culturali e sportivi per avere l’ingresso gratuito?
E non si può prevedere la stessa cosa per avere lo sconto presso alcuni esercizi commerciali? Troppo facile e poco evidente visto le elezioni imminenti.
Le spese sostenute per quest’utile iniziativa potevano essere destinate per scopi più sociali.
A parte la scarsa sensibilità nei confronti di mia madre per averle inviato una carta che non potrà usare, ciò che mi rattrista di più è la visione di mercato così evidente nelle parole scritte dall’Assessore ai Servizi Sociali e dal Sindaco, nell’opuscolo inviatoci, che considerano gli ultrasessantenni“ piccoli ingranaggi che possono far girare un grande motore, che danno fiducia all’economia locale della nostra città per continuare ad essere competitiva e dinamica”. Parole più vicine ad un economista che ad un Assessore ai Servizi Sociali.
Mia madre è, prima di tutto, una persona, con una sua dignità, che non deve essere ridotta alla stregua di un consumatore. Così si viene considerati?
E’ ovvio per i commercianti, ma non per il Comune e, ahimè, per i sindacati dei pensionati, che hanno aderito all’iniziativa.
Restituirò la carta.
Sandra Giacosa

 
Lettera di Livio Berardo - martedì 28 aprile 2009
La lettera di Mario Festa sugli schieramenti con cui si giocheranno le prossime elezioni provinciali pubblicata sullo scorso numero di molti giornali contiene alcune sciocchezze e qualche opinabilità. Fra le sciocchezze rientra il riferimento all’ultimo congresso di Rifondazione: noi di Sinistra democratica (in provincia di Cuneo il nucleo portante di Sinistra e libertà è dato da questa forza politica), che c’entriamo? Quanto agli “orticelli sotto forma di seggio” dalla sciocchezza si passa all’insulto. Chi come noi ha militato a lungo nel Pci-Pds-Ds, se avesse avuto pruriti di questo stampo e non avesse invece ponderato valori e scopi, allo scioglimento dei Democratici di sinistra sarebbe entrato senza remore nel PD, contento dello spazio “riservato” a ciascuna delle sue molte componenti.
E’ probabilmente quello che avremmo dovuto fare secondo la concezione gregaria che Festa ha dei congressi di partito. Per venire invece al campo dell’opinabile, è vero che ho cercato di svolgere un ruolo di mediazione fra PD e gruppi della sinistra. Sono infatti convinto che si riuscirà a fermare l’attuale deriva reazionaria a Cuneo come a Roma solo se si saprà ricreare, su basi nuove, un’alleanza di centrosinistra, superando sia la presunzione di autosufficienza del Pd sia gli arroccamenti identitari a sinistra.


Diversamente da altri possibili candidati a presidente della provincia Taricco ha aperto un discorso di coalizione. Quel dialogo aveva delle limitazioni formali, è vero. Esse nella sostanza si sarebbero potute superare, se Rifondazione avesse dimostrato una maggiore autonomia dalle direttive nazionali. Dire infine che votare Taricco è come votare Delfino, perché al secondo turno potrebbe esserci un accordo con l’Udc, è di nuovo una sciocchezza sia formale sia sostanziale.


Livio Berardo, Sinistra per la provincia di Cuneo

 
Il Corriere n° 31 settimana 16 - lunedì 20 aprile 2009

 Leggiamo con Piacere la "pagella" del Consiglio comunale pubblicata su il Corriere di Lunedì 20 Aprile 2009.

Franco Foglino risulta essere "la rivelazione dell'opposizione" con il voto più alto attribuito tra tutti i consiglieri.


Se vuoi consultare la pagina dell'articolo, per leggere le pagelle di tutti i consiglieri, CLICCA QUI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Lettera aperta al Sindaco, a proposito di “decrescita felice” - giovedì 16 aprile 2009

Siamo alcuni/e di quei compagni  di viaggio di Maurizio Marello ai quali il Sindaco si riferisce nell’intervista a Gazzetta del 14 aprile. Quelli/e che sostengono la “decrescita felice”, concetto che il Sindaco sembra avversare, in quanto, a suo dire, non creerebbe le “risorse” necessarie per “il sociale”.

Siamo consapevoli che l’idea di “decrescita felice” è per ora minoritaria: tutte le idee nuove fanno fatica ad affermarsi, tuttavia siamo convinti che sia una proposta che offre molte più speranze per il futuro di quante ne contenga l'attuale criterio di sviluppo, sia pure corretto dall’aggettivo “sostenibile”

Un criterio, quello in vigore, perlomeno balzano se avvenimenti come il terremoto o gli incidenti stradali sono considerati positivi in quanto fanno crescere il PIL.

L’espressione “decrescita felice” vuol smascherare la falsa idea che la felicità sia legata alla crescita economica, che sia bene produrre e consumare sempre di più, magari - come dice il Sindaco - per poter poi avere “le risorse” per aiutare “chi non ce la fa”.

Vogliamo  invece comunicare la convinzione che “vivere con meno” (da parte di chi ha già più del necessario) sia “vivere meglio”, sia “vivere felici”, perché crea le condizioni in cui tutti/e possano semplicemente vivere.

Non parliamo di decrescita per chi oggi è povero, parliamo di decrescita affinché non ci siano più poveri.

Non significa tornare indietro, né impoverimento generale; questo è piuttosto il risultato del sistema economico oggi vigente e imposto in tutto il mondo come una fede: un sistema per cui le disparità aumentano ed aumenta continuamente il numero dei poveri - non solo nel terzo mondo. Un sistema che crea i poveri e poi ( “se ci sono le risorse”, cioè con le briciole che restano) li aiuta con le social card e gli interventi assistenziali...

La necessità - ed anzi l’urgenza - di una decrescita programmata in tutto ciò che non è essenziale alla vita diventa evidente se si guarda al mondo e alla città con uno sguardo consapevole dei limiti fisici del pianeta: il livello di consumi di un cittadino italiano medio, se esteso a tutti gli abitanti del mondo, richiederebbe già oggi due o tre pianeti. Quello di un nordamericano ne richiederebbe più di sette! E poi, guardiamoci intorno, siamo felici di vivere così? Stress, depressioni, malattie dovute all’inquinamento, tensioni sociali, cambiamenti climatici, migrazioni, guerre per le risorse...

Se ancora non si è cambiato strada è perché manca una consapevolezza diffusa della drammaticità del problema e perché la politica, che dovrebbe indirizzare le scelte generali, è dominata dagli stessi personaggi che detengono il potere economico e controllano la grande informazione.

Tuttavia molte riflessioni si stanno conducendo sulla via della decrescita e pensiamo che sapranno contagiare le persone e a far “crescere” diversi stili di vita, più sobri, sereni, socievoli e solidali. E’ un cambiamento che non si può imporre, ma deve nascere  nelle menti e nei cuori delle persone. Il compito dei politici - e qui pensiamo al Sindaco uscente che dichiara di voler “fare politica” e ai numerosi candidati a succedergli - dovrebbe essere quello di favorire questo cambiamento culturale, con scelte che privilegino la semplicità sulla ricchezza, l’essenzialità sull’immagine, la gratuità sul commercio, la gestione pubblica e la difesa dei beni comuni contro ogni interesse privato e particolare. E smettano di illudere la gente con la falsa prospettiva di una crescita economica illimitata per tutti.

                                                             Un gruppo di sostenitori della lista

                                                                 Alba città per vivere

Maria Chiara e Alvise Alba, Augusto e Lucia Dalmasso, Anna e Franco Foglino, Alba e Johonny Altare, Pina e Renato Giri, Anna e Franco Negro, Este e Beppe Giorello, Katia e Adolfo Ricca, Katia e Nicola Versio, Bianca e Piero Giordano.....e altri ancora

 

 

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Pedalate ecologiche tutti i giorni lettera a Gazzetta d'Alba - lunedì 13 aprile 2009

Egregio Direttore,
ho letto con interesse l’articolo riguardante la pedalata ecologica di domenica 5 aprile legata al bike sharing e devo dire che lo condivido in pieno.
Premetto che qualsiasi iniziativa che stimoli l’utilizzo della bici o promuova una mobilità sostenibile in città è bene accetta, soprattutto in una città come Alba con un traffico ormai al collasso ed un aria di conseguenza irrespirabile ( basti vedere quante volte nel 2008 sono stati superati i limiti imposti dalla legge).
Penso però, che invece di iniziative sporadiche e piuttosto propagandistiche, sarebbe stato più intelligente e sicuramente più utile per la città ed i suoi cittadini, pensare e realizzare piste ciclabili sicure, dove le auto non possono transitare e anche i ragazzi o bambini possono viaggiare in sicurezza.
Penso ad esempio la pista che scorre in via Ognissanti, dove su di un marciapiede si può camminare e pedalare in sicurezza al contrario di altre dove sono state sì tracciate le strisce gialle, ma le auto vi posteggiano sopra obbligando così chi si avventura con la bici a transitare ancora più in mezzo alla strada.
Io abito dopo la chiesa della Moretta e sovente uso la bicicletta per i miei spostamenti, anche per recarmi al lavoro.
Come me anche altri miei familiari ed amici.
Devo dire però che il rischio di subire incidenti è molto alto, primo perché gli autisti non tengono per niente in considerazione le bici, secondo perché chi osa provare a passare nel contro viale viene coperto di improperi e quant’altro da chi ritiene che quella sia una via veloce da percorrere senza obblighi di precedenze o rispetto del codice della strada.
Allora consiglierei alla futura amministrazione, visto che in 10 anni questa non ha fatto nulla, di promuovere sì l’utilizzo della bici anche in affitto, ma prima di tutto di mettere in grado chi, cittadino albese, ne possiede una, di poterla utilizzare in sicurezza tutti i giorni, contribuendo così a decongestionare il traffico ed a rendere l’aria più respirabile per tutti.
Quando tutti i giorni si potrà celebrare una pedalata ecologica per gli spostamenti personali, penso che questa nostra amata città avrà fatto un grande passo avanti.

La ringrazio per il tempo e lo spazio dedicatomi e Le porgo i miei sinceri saluti

Altare Giovanni (Jonny) corso Cortemilia 77 Alba
0173 293469

 
I nostri soldi sono stati spesi bene? Lettera a Gazzetta d'Alba - sabato 4 aprile 2009

Egregio Direttore,

da un po’ di tempo sono impressionato dal fatto che gli amministratori sbandierino continuamente le opere fatte in città con i soldi dei contribuenti: nessuno lo può negare, ma credo che la valutazione su chi amministra (e non vale solo per il Comune, ma anche per un’azienda, per una scuola e persino per una famiglia) non si possa limitare alla quantità di cose fatte e di soldi spesi, quanto piuttosto ai risultati che si sono ottenuti con le scelte operate.

Il mio parere è che sia indubitabile che la città in questi 10 anni sia migliorata dal punto di vista del decoro (più in città che nelle frazioni, con fiori, statue, rifacimento di alcuni marciapiedi ecc…), che sia aumentato il flusso turistico, che molti servizi comunali e socio assistenziali continuino a funzionare piuttosto bene.

Allo stesso tempo, pensando a molte opere fatte e alle spese sostenute (uscirà persino un libro), mi chiedo se queste corrispondano a dei miglioramenti per la maggior parte dei cittadini.

E’ più facile muoversi in città per auto, bici o pedoni?

Sono più accessibili le palestre per i nostri studenti (per molti dei quali le ore scolastiche sono le uniche di sport)?

Sono di più le persone che usufruiscono delle iniziative culturali e delle strutture per le quali si spendono molti soldi?

E’ diminuito l’inquinamento atmosferico e acustico in città?

E’ più facile per i giovani incontrarsi al di fuori delle strutture private e per bambini e ragazzi giocare in aree verdi libere?

I finanziamenti ai centri sportivi hanno allargato la partecipazione alle attività sportive?

Trovare casa e affittare un alloggio ad Alba è possibile a prezzi normali?

C’è maggiore trasparenza e coinvolgimento della popolazione sulle scelte amministrative?

Che ne è stato del problema “nomadi”, dell’incremento dell’edilizia popolare, della sempre provvisoria dislocazione della media “Pertini”, dell’attività formativa dell’APRO (ex Inapli), del piano regolatore?

Riconosco naturalmente che l’elenco è lacunoso, in bene e in male, e la mia posizione un po’ partigiana, ma credo che la questione posta all’inizio rimanga corretta: al di là dell’indubbia realizzazione di opere, i “nostri” soldi sono stati spesi bene? Hanno portato i frutti sperati al bene comune della città?  

Grazie per lo spazio

Renato Giri

 

  

TRE PUNTI ALLA BASE DEL NOSTRO IMPEGNO:

GRATUITA': Nessuno dei nostri rappresentanti eletti o designati accetta compensi per l'impegno prestato
PARTECIPAZIONE: Vogliamo che i cittadini siano informati e che possano partecipare alle decisioni comunali
TRASPARENZA: Vogliamo che ogni albese possa essere messo in condizione di conoscere facilmente e valutare l'operato degli amministratori 

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